Un gruppo di ambulanti che il giovedì è solito tenere banco al mercato settimanale di Chioggia, la cui portavoce è Silvia Conte, ha scritto al sindaco Alessandro Ferro per chiedergli di riaprire il "zioba" fin dalla prossima settimana. «Non avrei mai pensato - esordisce Conte - dopo la fatica che abbiamo fatto in maggio, per aprire solo a giugno a Chioggia, di ritrovarmi a scrivere di nuovo allo scopo di sensibilizzare riguardo all’apertura del mercato.
Ribadisco ancora, come già in passato, che il governo in zona gialla prevede i mercati aperti, e l’ordinanza restrittiva di Zaia non ne prevede comunque la chiusura, a patto che ci sia un minimo di controllo. E questo già esisteva a Chioggia, dove eravamo già perimetrati, con transenne e protezione civile presenti. Misure tra l’altro accessorie, se si constata il fatto che gli avventori, tolti i turisti, ora erano dimezzati, come dappertutto».
Ma la questione, rileva la scrivente, è un altra: «L'organizzazione è stata delegata ai sindaci, e qui occorre dire che vi sono primi cittadini i quali, al di là della criticità del mercato, si sono dimostrati disponibili nei confronti degli ambulanti. A Padova, ad esempio, è rimasto aperto perfino il mercato in Prato della Valle, la piazza più grande d'Europa, grazie all'assessore Bressa che si è prodigato in proposito, seguito da tutti i Comuni della provincia. Lo stesso è accaduto in Friuli, ovvero una Regione passata alla fascia arancione. Ma Chioggia no, è sempre diversa, ravvisa sempre problemi che si traducono in una mancanza di disponibilità».
Silvia Conte, che sostiene di scrivere anche a nome dei colleghi, ritiene che Ferro sia «ostaggio dei commercianti, baristi e ristoratori locali. Sarebbe deplorevole per un pubblico ufficiale, che oltretutto non lo ammetterebbe mai. Il Veneto, pur in fascia gialla, vede gli ambulanti vittime dell'emergenza (incassano il 30% rispetto a un anno fa), e della discrezionalità di sindaci come lei. Oltretutto, nemmeno soggetti a ristori perché in possesso del titolo per lavorare: si tratta solo di sopravvivenza e di pagare le spese».
Conclude la missiva: «Lei, sindaco Ferro, si sentirà tranquillo. Ma non so quanto, se pensa a quante famiglie vivono di questo impiego. Faccia le sue valutazioni, ma ci permetta di lavorare: è una preghiera, perché dopo tre mesi di inattività primaverile ora non ce la possiamo fare. Buon lavoro, almeno a lei che può lavorare».





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