mercoledì 3 giugno 2026

SANITÀ, CHIOGGIA DIFENDE IL PUNTO NASCITA MA PAGA LA MANCANZA DI RAPPRESENTANZA

La notizia riportata dal Gazzettino sui punti nascita del Veneto apre una riflessione importante anche per Chioggia. La Regione ha preso atto della situazione di quattro punti nascita considerati sotto standard, perché sotto la soglia dei 500 parti annui: Adria, Portogruaro, Castelfranco e Valdagno. Per Castelfranco e Valdagno il percorso sembra ormai indirizzato verso la chiusura. Per Adria e Portogruaro restano invece alcuni margini. Diversa la situazione di Chioggia, che insieme a Venezia e Asiago ha ottenuto il parere favorevole alla deroga. Un dato non banale, soprattutto se si considera che anche il punto nascita dell’ospedale di Chioggia nel 2025 è rimasto leggermente sotto la soglia dei 500 parti. Va però ricordato che il calo delle nascite è un fenomeno generale, che riguarda tutto il Paese e non può essere letto in modo meccanico senza considerare territorio, servizi, professionalità e bacino di utenza. A Chioggia il punto nascita è sempre stato al centro dell’attenzione di amministratori e rappresentanti politici, di maggioranza e di minoranza, che negli anni hanno spinto per difendere e potenziare il servizio. Un ruolo fondamentale lo ha avuto anche l’équipe guidata dal primario Luca Bergamini, che ha saputo costruire un gruppo di professionisti riconosciuto e apprezzato da tante famiglie del territorio. Lo dico anche da padre di tre figli nati con il dottor Bergamini, ma non credo che questa sia soltanto una valutazione personale. La qualità del lavoro svolto dal reparto è stata riconosciuta da molti cittadini e rappresenta uno degli elementi che spiegano perché Chioggia debba continuare a difendere con forza il proprio ospedale. In questo contesto va ricordato anche il potenziamento dei servizi legati alla nascita e alla genitorialità, compreso il percorso di procreazione medicalmente assistita, che rafforza ulteriormente il ruolo dell’ospedale clodiense come presidio sanitario importante per tutto il territorio. Il tema, però, è più ampio. Anche ieri Giorgio Bellemo, presidente di Ascot, è intervenuto criticando la situazione dei servizi sanitari estivi a Sottomarina, a partire dall’incertezza sull’apertura degli ambulatori negli stabilimenti balneari. È comprensibile che, di fronte ai costi ormai difficilmente comprimibili della sanità, alcuni servizi debbano necessariamente essere centralizzati. Ma proprio per questo dovrebbe essere garantita una linea diretta, chiara ed efficiente con l’ospedale di Mestre, in modo da non lasciare Chioggia e il suo territorio in una condizione di incertezza o di minore tutela. La sanità non si difende con gli slogan, né con le campagne elettorali basate sulla paura. Durante le ultime regionali c’è stato anche chi andava dicendo che bisognava votare una determinata candidata per evitare la chiusura dell’ospedale. Quella candidata non è stata eletta e il suo partito, Forza Italia, non ha eletto nessun consigliere in provincia di Venezia. Va ricordato anche che Marco Dolfin, consigliere regionale uscente della Lega, non è stato riconfermato per una manciata di voti, circa cinquanta. Una mancata elezione che, a nostro avviso, porta anche la responsabilità politica di quel candidato che in campagna elettorale blaterava di poter contare su 5.000 voti dei bengalesi, contribuendo di fatto a disperdere consenso e a far avere a Chioggia meno voce in Regione. Il risultato è che oggi il territorio ha meno rappresentanza proprio nei luoghi dove si decidono risorse, servizi e futuro della sanità. E quando Chioggia si divide, o si lascia dividere da ambizioni personali e campagne elettorali improvvisate, a pagare non sono i candidati bocciati dalle urne, ma i cittadini. Oggi il punto nascita di Chioggia resta aperto e ha ottenuto la deroga. È una buona notizia, ma non deve diventare un motivo per abbassare la guardia. L’ospedale va difeso ogni giorno con atti concreti, investimenti, personale, servizi e rappresentanza politica seria.

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