lunedì 6 luglio 2026

DIVORATI DALLE FIAMME TRE CAMPER A ISOLAVERDE

In un'area di sosta

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A quanto pare l'area interessata dall'incendio che si è verificato a Isolaverde poco prima della mezzanotte di sabato non era un campeggio autorizzato. Probabilmente i tre camper stavano solamente effettuando una sosta. L’incendio non risulta essere doloso, è scoppiato quindi per un caso apparentemente fortuito su cui ora stanno indagando i vigili del fuoco.

L’evento riporta però l'attenzione sul tema della sicurezza nelle strutture ricettive destinate a ospitare i turisti. Numerosi sono i controlli che devono superare le strutture autorizzate al campeggio, devono superare verifiche riguardo la sicurezza, in tema prevenzione incendi, sicurezza degli impianti, piani di emergenza e manutenzione delle strutture. “Si tratta di obblighi che richiedono investimenti da parte degli imprenditori - afferma Raffaella Boscolo, presidente di Cisa Camping - ma che rappresentano una garanzia fondamentale per chi sceglie di trascorrere una vacanza in condizioni di sicurezza, oltre che per la tutela dei lavoratori”.

18 sono i soccorritori intervenuti, da Chioggia Cavarzere e Mestre con più autobotti, l’autoscala, e due vetture per domare le fiamme e mettere in sicurezza la zona. Si temeva per le abitazioni vicine. Sembra che i proprietari fossero su un bar vicino dove i cinque bambini delle tre coppie stavano mangiando un gelato. Gli scoppi delle bombole si sono sentiti ovunque a IsolaVerde ma in molti lo hanno confuso con i botti dei fuochi d'artificio, complice la musica molto alta che proviene da molte spiagge. 

Aggiunge, la presidente di Cisa Camping Chioggia che sarebbe fondamentale valorizzare le strutture che operano nel rispetto delle regole dove si rispettano standard per tutelare ospiti e lavoratori. 

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PENZO - GIUSTI I CONTROLLI MA CON CRITERIO

SE TROPPO CREANO PRESSIONE SULLE IMPRESE

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Le ultime considerazioni fatte dall’assessore Matteo Penzo riguardano i controlli che vengono effettuati nei confronti delle attività stagionali, non solamente nei confronti degli stabilimenti balneari. 

Informa che le attività che insistono su aree demaniali devono sottostare a un insieme di regole e di competenze che coinvolgono più livelli istituzionali.

 

“I controlli sono giusti e necessari - afferma Penzo - nessuno mette in discussione l’importanza della legalità, della sicurezza e del rispetto delle regole. Tuttavia, è fondamentale che vengano svolti con equilibrio e organizzazione, senza trasformarsi in un peso eccessivo per le attività”.

Sostiene che spesso si tratta di controlli complessi, che vanno eseguiti con accortezza e nel dettaglio, per effettuare i quali possono servire anche molte ore impegnando il personale che deve forzatamente interrompere o rallentare il lavoro con il pubblico. 

“Quando questi controlli diventano troppo frequenti, soprattutto in una stagione che dura appena 70–80 giorni, il rischio è quello di creare una pressione continua sulle imprese” - afferma Penzo.

“Non è sostenibile arrivare a verifiche ogni 7–8 giorni in piena stagione, con un impatto evidente sull’organizzazione e sull’operatività delle strutture” commenta, sostenendo che servono certamente controlli efficaci ma che, interessando più enti, vanno razionalizzati coordinandoli in modo da evitare sovrapposizioni.

 

“L’obiettivo deve essere sempre lo stesso - conclude Penzo - garantire il rispetto delle regole e la tutela del bene pubblico, ma senza compromettere il lavoro quotidiano e la tenuta economica delle attività che garantiscono servizi fondamentali al turismo”.

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BICI NELL'OCCHIO DEL CICLONE

ALTI I COSTI PER RIENTRARNE IN POSSESSO

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Sabato sera è stato effettuato il secondo blitz in centro a Sottomarina contro il parcheggio “selvaggio” delle biciclette, in piazza Italia. Sono state portate via le biciclette parcheggiate fuori dagli spazi consentiti. In piazza Italia, attorno al boulevard, sono stati tolti i parcheggi a pagamento per fare spazio alle biciclette e ai motorini ma probabilmente sono ancora in numero insufficiente.

Il recupero delle bici costa, per quelle muscolari 29 per il divieto di sosta e 50 euro per la rimozione, quelle elettriche di più. 

Nei commenti si fa notare che sempre in piazza Italia, sulla rotatoria le auto e i furgoni delle consegne parcheggino liberamente… al centro di una rotatoria, e raramente vengono elevate sanzioni. Si chiedono alternative, il numero di bici in giro è tale che i posti per quanti siano sono sempre pochi. Solo che anche gli stalli sono pochi anche per le auto. A Chioggia sono stati aggiunti numerosi posti, ma in alcune giornate è tutto pieno ed è difficile riuscire a fermare il mezzo dove non dia fastidio.  Se si chiude un’area dove stanno 300 bici, si devono creare 300 posti perchè sono quelli che potrebbero servire. Il marciapiede in lungomare è colmo di biciclette. Sugli stalli in viale Umbria per le bici c’è il capolinea dei bus e fino al suo spostamento saranno parzialmente inutilizzabili. Qualcuno scrive che si creino stalli per bici con i proventi delle sanzioni ma più che creare posti è da trovare i posti dove creare i posti. 

Qualcuno si pone anche il dubbio, come dimostrare che la bici è mia quando vado a prenderla. Uscita di fabbrica non ha alcun tratto distintivo, adesivo, graffio o altro che possa distinguerla, non ha targa, come fa a esser certo chi la consegna che sia mia o io non provi a fare il furbo? Sicuramente ci sarà un sistema. Se a qualcuno è stata portata via una bici vecchia e arrugginita certamente per la cifra richiesta la lascia in eredità alla carrozzeria. 

Creano dissidio anche le auto parcheggiate in piazza Todaro, una piazza creativa, dove ognuno fa quello che vuole

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