Chioggia - 6 maggio 2026
Stamattina, e già nei giorni scorsi, ci siamo posti una domanda semplice: cosa lasciano davvero le crociere a Chioggia? Non alle singole attività commerciali o ai locali che possono beneficiare del passaggio dei turisti, ma alla città nel suo complesso.
Speravamo esistesse una forma di contributo, una sorta di tassa di soggiorno o di sbarco o meccanismo simile , da reinvestire in servizi: quali più pulizia nei punti di passaggio, manutenzione della pavimentazione, cura degli scorci più frequentati, interventi utili sia ai residenti sia ai visitatori.Invece, almeno per ora, questo ritorno non c’è.
Eppure si parla di crocieristi di fascia alta. Pochi euro a persona per sbarcare a Chioggia non cambierebbero certo il loro viaggio, ma potrebbero creare un piccolo fondo utile per migliorare accoglienza, decoro e servizi.
Il punto è politico e amministrativo: se Chioggia accoglie le crociere, è giusto chiedersi quale sia il beneficio pubblico. Perché una cosa è la visibilità internazionale, altra cosa è un ritorno concreto per la città. A quanto risulta, inoltre, le compagnie crocieristiche non contribuirebbero nemmeno attraverso sponsorizzazioni o iniziative locali, come accade altrove, per compensare almeno in parte i disagi che possono derivare dalla presenza delle navi, come la pertita del segnale televisivo a macchia di leopardo.
Nei giorni scorsi abbiamo ricordato anche la proposta di un waterfront da 90 milioni di euro. Ma se su un piatto della bilancia c’è un investimento enorme e sull’altro non c’è un ritorno diretto per la città, la domanda diventa inevitabile: a chi conviene davvero?Ai privati? All’immagine di Chioggia come scalo crocieristico? O anche ai cittadini?
Perché se la risposta pubblica resta zero, non si tratta di essere favorevoli o contrari alle crociere ma pretendere che la città ne tragga reali benefici per la collettività.
Firmato Micaela Brombo
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