L'allarme arriva da Ambi Veneto che guarda con crescente preoccupazione a una situazione definita anomala per velocità e per intensità. All'inizio di giugno il principale fiume italiano superava i 1000 m³ d'acqua al secondo. Oggi la portata è scesa poco più di 350 m³ al secondo, ben al di sotto della soglia ritenuta necessaria per garantire il corretto funzionamento delle barriere che impediscono al mare di risalire lungo il delta.

Le conseguenze sono già visibili. L'acqua salata dell'Adriatico è penetrata per circa 10 km nell'entroterra. Il consorzio di bonifica delta Po è stato costretto a chiudere alcune derivazioni agricole per evitare che l'acqua salmastra finisca nei campi coltivati. Una misura straordinaria che fotografa la gravità del momento.

Secondo il presidente di Anbi Veneto Alex Vantini, il problema non riguarda soltanto la scarsità di piogge, a pesare soprattutto la progressiva scomparsa delle riserve di neve e ghiaccio in montagna. Per secoli ghiacciai hanno funzionato come enormi serbatoi naturali. rilasciando acqua gradualmente durante la stagione calda. Oggi questo meccanismo si sta indebolendo sempre di più. Le abbondanti precipitazioni cadute nei primi giorni di giugno non sono bastate. Senza invasi e sistemi di accumulo l'acqua è defluita rapidamente verso il mare, lasciando i corsi d'acqua privi di riserve per affrontare il caldo estivo. Il Po potrebbe non essere l'unico osservato speciale, anche Adige, Brenta e altri fiumi veneti vengono monitorati con attenzione.

Per ora non si registrano fenomeni di ingressione salina, ma la situazione resta delicata, soprattutto in vista dell'ondata di caldo prevista nei prossimi giorni e dell'aumento del fabbisogno idrico per l'agricoltura. Particolarmente sotto pressione il territorio servito dal consorzio di Bonifica Brenta, dove la riduzione della portata delle risorgive del torrente Tesina ha già spinto i tecnici a chiedere un utilizzo estremamente attento dell'acqua. Se la situazione dovesse peggiorare non si esclude una revisione dei turni irrigui, il timore che quando sta accadendo oggi nel delta del Po possa diventare presto il simbolo di una trasformazione più ampia del sistema idrico regionale.

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