venerdì 14 agosto 2020

“CHE STORIA!”, CHIOGGIA HA UNA NUOVA IMMAGINE PER IL TURISMO: ALLE VISTE IL MERCHANDISING E UN SITO PER RILANCIARE L'O.G.D. TRA COMUNE E OPERATORI

L'azzurro della laguna e il blu del mare, il verde del bosco e il rosso del radicchio, l'arancio del sole e il mattone dei palazzi del centro storico, le sfumature degli eventi e quelle della gastronomia. Ma anche la lettera H a forma della torre di Santa Maria e la I che diventa la torre dell'orologio di Sant'Andrea, il più antico del mondo: sono i caratteri del nuovo brand per l'immagine coordinata di Chioggia, Sottomarina e Isolaverde, presentato stamane allo stabilimento InDiga di Sottomarina, nell'ambito dell'OGD "Chioggia: storia, mare e laguna".

Il logo, coloratissimo e capace di trasformarsi in mille usi, è stato svelato dall'assessora al Turismo e agli Eventi, Isabella Penzo, da Diego Gallo della società Etifor (spin-off dell'Università di Padova) che da tempo collabora al management dell'OGD, e dal grafico padovano Manuel Bottazzo, trent'anni di esperienza al servizio delle località turistiche. Presenti tra gli altri le due presidenti dei consorzi di promozione, Silvia Vianello ed Elena Boscolo Nata, delle associazioni degli albergatori e dei concessionari balneari riuniti in GEBIS, oltre ai consiglieri comunali Beniamino Boscolo, Marco Dolfin e Genny Mantoan, ai dirigenti e ai funzionari degli uffici comunali coinvolti.

«Chioggia è colore - ha esordito Bottazzo - e accanto all'identità cittadina ho adoperato il payoff "Che storia!" a significare la differenza con altre località balneari del Veneto e non solo, nate assieme al turismo. Qui invece la storia è fatta di millenni di vicende, con il primo stabilimento balneare già a metà dell'Ottocento. La città ha tanto da raccontare al turista, che non viene per la sola spiaggia. "Che storia!" è un modo di dire giovanile, colloquiale, italiano e veneto».

Il nuovo brand, il primo nella comunicazione pubblica della città, è stato pensato per lo sfruttamento nel merchandising: già stamane erano disponibili volantini e adesivi, mentre il video di presentazione ne ipotizza la collocazione in ambienti fisici, dai packaging agli edifici, dalle borse ai banner, dagli abiti agli eventi, addirittura ai camion frigo che commerciano il pesce all'esterno. Un'immagine che sia d'impatto per il turista e renda immediatamente riconoscibile quanto desiderabile la destinazione, al modo della Spagna che negli anni Ottanta per raccontarsi si affidò al pittore Joan Mirò.

La promozione a breve godrà di un sito dedicato, visitchioggia.org, che avrà continuità istituzionale con quello del Comune. Per ora la homepage ricostruisce il processo creativo, ma l'intenzione è lavorare per destagionalizzare l'offerta, passando da obiettivi di "mass market" a quelli dell'esperienza unica e vera.

Diego Gallo di Etifor ha ricordato che «destinazione non è sinonimo di località turistica, ma una visione che cambia il rapporto con il territorio e un modello organizzativo a sostenerla. Il turismo non lo deve prevaricare, altrimenti lo appiattisce (come accaduto a Venezia): «Il marchio non basta se non c'è una governance - ha detto Gallo - e le destinazioni competitive sono quelle fondate sopra le risorse umane proprie di una città».
Pare proprio, quindi, che l'organizzazione per la gestione della destinazione riparta in modo univoco con l'assessora Isabella Penzo, il supporto di Etifor, il coinvolgimento dei due consorzi di promozione Lidi di Chioggia e Con Chioggia SI: «Vogliamo lasciarci alle spalle le beghe del passato - ha detto Penzo - e dopo incontri partecipati da circa 80 operatori turistici ci siamo trovati d'accordo quanto alla necessità di questo nuovo branding, per il quale prima non eravamo pronti.

Il turismo non è un settore economico ma un sistema integrato alla cultura, alla pesca, all'agricoltura. Gli obiettivi della mano pubblica e dei privati sono gli stessi, prova ne sia che questo logo non è dell'amministrazione ma a disposizione di tutta la città».

Nessun commento:

Posta un commento

Per inserire i commenti (purtroppo) è necessario inserire un proprio account Google -anche attraverso uno pseudonimo- con il quale commentare gli articoli, in quanto arrivano centinaia di commenti spazzatura con proposte oscene e non riusciamo più a gestire. Non è nostra intenzione schedare o rintracciare in qualche modo chi commenta anonimamente; anzi lasciamo in tal senso la massima libertà al lettore di non declinare le proprie generalità, restando però nell'ambito del buon gusto e della corretta educazione nel commentare senza offendere alcuno. Siamo certi di essere compresi in questa esigenza, e per questo Chioggia Azzurra ringrazia.