giovedì 9 giugno 2016

BASTA ANARCHIA AL MERCATO ITTICO ALL'INGROSSO, GLI ISPETTORI DI VERITAS COMINCIANO A MULTARE.

BASTA ANARCHIA AL MERCATO ITTICO ALL'INGROSSO, GLI ISPETTORI DI VERITAS COMINCIANO A MULTARE. Con l'insediamento degli ispettori di Veritas sembra finito il periodo di anarchia al mercato ittico all’ingrosso. Da qualche giorno infatti a farne le spese sono soprattutto quei pensionati che si intrufolano nella sala aste prima dell’orario stabilito dal regolamento, ma anche i cittadini abituati a parcheggiare l’auto nell’area del mercato. Lo si apprende da qualche post lanciato su Facebook proprio dai pensionati in questione, che -arrabbiatissimi- chiedono: «Quanto ci costano gli ispettori?», per alzare il livello di "allarme" sulle multe comminate a sei di loro. Dagli uffici trafila: «Sì, le multe sono state fatte. Non solo ai pensionati ma anche a chi lasciava l’auto in divieto di sosta. D’altra parte dobbiamo far rispettare il regolamento, molti pensionati entrano prima delle 16 e intralciano l’attività degli operatori, che poi si lamentano con noi».
Al mercato ittico, infatti, è possibile acquistare direttamente il pesce anche per conto di privati cittadini, ma solo dopo le 16: durante il lungo periodo di assenza della polizia municipale -per carenza di organico- si era instaurata ormai la consuetudine di entrare senza esibire alcun cartellino e prima dell’orario consentito, tanto ormai era risaputa la possibilità di farla franca, nonostante i richiami degli addetti, i quali non hanno l’abilitazione a multare. Situazione radicalmente mutata con l'incarico di vigilanza affidato agli ispettori di Veritas, stipulato qualche settimana fa da SST e dal Comune.

MENO 11 GIORNI AL BALLOTTAGGIO: I SANTI PATRONI ACCENDONO LA PARTITA


A bocce ferme, la campagna per designare il prossimo sindaco di Chioggia è ripartita. Fuori causa le tre donne (Marcellina Segantin, Barbara Penzo e Letizia Campanaro, quest'ultima non entrerà nemmeno in consiglio comunale), restano in campo il primo cittadino uscente Giuseppe Casson, forte di 8941 consensi personali per il 35.06% dell'elettorato -trecento voti in meno, ma oltre tre punti percentuali in più rispetto al 2011 quando correva sostenuto dal PD e non dalla Lega- e il rappresentante del MoVimento 5 Stelle, Alessandro Ferro, che ha conseguito 5570 voti (gli valgono il 21.84%), oltre il doppio rispetto ai 2471 con cui i grillini guidati da Gilberto Boscolo si presentarono alla scena locale nel 2011: l'allora lusinghiero 8.43% oggi appare relativo a un'era geologica superata. A fare la differenza saranno appunto i consensi andati domenica scorsa alle tre signore, e magari anche il 36.17% che si è astenuto dal voto: oltre 15mila voti che costituiscono il primo partito “occulto” in città. Un tesoretto non indifferente, a saperlo conquistare: di logica, nel secondo turno la scelta è più facile, legata alla persona e tendenzialmente non inficiata dalle preferenze a consiglieri amici o parenti. Senza contare che, per tradizione, al ballottaggio si vota il meno lontano e non il più vicino, al contrario del primo turno.

Meno undici giorni separano dal ritorno alle urne, ed entrambe le squadre si stanno attrezzando, dopo aver escluso categoricamente accordi con le forze sconfitte. Ieri un presidio “su due ruote” in piazza Italia, oggi i Cinque Stelle si apprestano a ricevere di nuovo il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, già intervenuto all'inizio della campagna. L'appuntamento con l'esponente nazionale, e con altri “portavoce” in Parlamento, è fissato per sabato sera 11 giugno dalle ore 21 in piazza Granaio: la concomitanza con la celebrazione dei Santi Patroni -la cui processione però è alle ore 18, quindi sarà passata da ore- sta facendo montare una serie di polemiche tra i sostenitori delle due fazioni soprattutto in Rete, là dove il MoVimento è più forte. Nessun commento in merito è arrivato finora dalla Diocesi.
In casa Casson, dopo la riunione operativa dello staff intercorsa ieri mattina nella sede di viale Veneto a Sottomarina, ha fatto discutere un articolo del Corriere del Veneto, riportante dichiarazioni di Carlo Alberto Tesserin e del senatore Mario Dalla Tor, che hanno ventilato una possibile convergenza da parte delle truppe fucsia di Brugnaro, dopo che sono state dette peste e corna nei due mesi precedenti il voto. Dall'entourage del sindaco si sono affrettati a prendere le distanze da iniziative unilaterali, ribadendo il no ad apparentamenti e il carattere assolutamente civico della propria offerta amministrativa: «Il M5S è un brand nazionale, noi vogliamo far vincere Chioggia». Forse è per questo che ancora scarseggiano testimonial di rilievo extraterritoriale per la sua rielezione.

Per comprendere le dinamiche che possono guidare alcuni elettori al ballottaggio (contemplando anche l'astensione, che ridurrebbe il quorum e favorirebbe indirettamente chi sta davanti, ovvero Casson), è interessante notare la composizione del consiglio comunale in caso di vittoria dell'uno o dell'altro contendente: se dovesse vincere Giuseppe Casson, sui banchi della sala consiliare troverebbe posto un esponente in più per la coalizione Segantin -nella fattispecie Sandro Marangon di Fare- e analogamente uno in più per quella di Barbara Penzo, ovvero l'ex Udc Andrea Voltolina. Si tratta di due esponenti cattolici, il secondo già a sostegno di Casson durante la precedente legislatura (militavano nello stesso partito), il primo sostenuto oltre che dagli ex leghisti passati con Tosi anche da un discreto numero di aderenti a Comunione e Liberazione. Si tratta quindi di mondi non proprio avulsi dall'area culturale e di pensiero cui fa riferimento il sindaco uscente. Inoltre singoli membri di Forza Italia e di Fratelli d'Italia, ad esempio -ma non solo, considerando anche il campo del centrosinistra- latori di interessi di categoria o diffusi (vedi l'assistenza sociale) potrebbero trovare più facile un rapporto con Casson, rispetto a un M5S che esclude qualsiasi compromesso. Sono discorsi teorici che magari i prossimi faccia-a-faccia tra i due candidati potranno consolidare o smentire.

Nel frattempo vanno maturando diversi scenari individuali. Molti candidati delle liste collegate alla Segantin stanno facendo in queste ore professione di voto per Alessandro Ferro; più cauta l'area che ha votato per Barbara Penzo (il PD è tra due fuochi: in Italia conduce una campagna contro le tesi del M5S, a Chioggia è stato defenestrato da Giuseppe Casson) e non si esclude l'astensione di massa, che favorirebbe il sindaco uscente. I mille consensi ottenuti dalla sinistra non andranno automaticamente a Casson -il fattore Lega può pesare in negativo, per tacere dei vecchi esponenti di Forza Italia e di Alleanza Nazionale che saranno tra gli eventuali consiglieri di maggioranza- ma lo stesso Guarnieri ammette pubblicamente di avere delle remore a preferire Grillo.
Decisiva può diventare la rivelazione di tutti o di alcuni nomi che saranno compresi nella prossima giunta: questa circostanza viene chiesta da più parti, nei tanti forum che tempestano i network online, mentre i sindaci hanno il loro bel daffare a “incastrare” gli assessori tenendo conto delle preferenze, delle competenze e del fattore femminile, che secondo statuto obbliga a riservare alle donne tre dei sei posti disponibili.

Errata corrige: nell'articolo scritto all'indomani del voto, veniva riportato Elio Dall'Acqua come primo dei non eletti in Forza Italia, alle spalle di Beniamino Boscolo Capon. La somma dei voti giunti dagli ultimi seggi ha invece riportato in seconda posizione Paolo Dal Gesso. Ce ne scusiamo con gli amici Paolo ed Elio e con i lettori.

lunedì 6 giugno 2016

PREFERENZE AI CANDIDATI CONSIGLIERI: AMPIO RICAMBIO, RESTANO A PIEDI TANTI "BIG"


Comincia a delinearsi il futuro consiglio comunale di Chioggia, analizzando le preferenze ottenute dai candidati consiglieri. A seconda che il ballottaggio di domenica 19 giugno sia vinto dall'uscente Giuseppe Casson o dall'outsider Alessandro Ferro, diversa naturalmente sarà la composizione dell'aula.
A proposito del MoVimento 5 Stelle: il 22enne Davide Penzo, mediatore linguistico e traduttore, sarà il consigliere anziano -con il compito di presiedere il primo consiglio comunale della nuova amministrazione- in forza delle 222 preferenze cui si sommano i 4955 voti di lista. Nella stessa lista segue Paolo Bonfà, operatore sociosanitario, con 210. Quindi Daniele Padoan con 192, prima donna Maria Chiara Boccato con 149 seguita da Daniela Sassi con 147. Se i "grillini" riusciranno a vincere il ballottaggio contro Giuseppe Casson, entreranno in consiglio in 14: anche Ilaria Lunardi (140 preferenze), Nicola Salvagno già nell'Italia dei Valori (139), Elisa Busetto (130), Genny Mantoan (121), Marco Veronese (112), Claudia Convento (94), Endri Bullo (78), Gianluca Naccari (77) e Paola Landri (67). Non è escluso che alcuni di loro possano essere chiamati in giunta, eventualmente, dal neo-sindaco Alessandro Ferro, lasciando così il posto ai primi dei non eletti, Giovanni Tiozzo Netti (53) e Luciano Passarella con 50 preferenze.

Nella coalizione che potrebbe eleggere Giuseppe Casson, in pole position la lista "Chioggia è libera" (15.86%) con due reduci dal gruppo PD uscente, ovvero Romina Tiozzo Compini (445 preferenze) e Domenico Zanni (378), che correvano in ticket. Numeri consistenti anche per Francesca Donà (359) e Fabiano Gibin (353), pure in tandem sui "santini" elettorali. A ruota, rientrerebbero in consiglio Claudio Bullo (313) e il veterano Brunetto Mantovan (235). Nella logica degli assessorati, potrebbero trovare un posto in sala anche Renzo Donin (204), Ferdinando Aprile (188), Sandro Varagnolo (182) e Marco Lanza (178).
La Lega Nord promuove in prima fila il collaudato Marco Dolfin (297 voti personali), in predicato di sedere in giunta. Dietro di lui scalpitano Marcello Gorini (125), Patrizia Marinucci (103), Silvano Dianin (98). In caso di turn over, spazio a Sandro Doria (85), Laura Doria (79) e il giovane Lorenzo Nardo (68).
Trazione marinante per la lista "Popolari e riformisti con Casson", che dovrebbe aggiudicarsi tre consiglieri in caso di vittoria, spuntano Daniele Tiozzo Brasiola con ben 305 consensi, poi Luisa Boscolo Gnolo (139) e Giovanni Di Giovanni (115). Se da questi nomi uscirà un assessore, il posto si libererebbe per Cristiano Boscolo Cegion (95 voti).
La simpatica lista "100% Chioggia", composta da ventenni e trentenni, ha racimolato solo l'1.86%: dovesse eleggere un consigliere, sarebbe Nicola Tiozzo Pagio sulla scorta delle sue 49 preferenze.
Tutti questi dati verrebbero nettamente ridimensionati nel caso Giuseppe Casson non riuscisse a riconfermarsi sindaco.

Veniamo alle opposizioni sicure, con entrambi gli esiti del 19 giugno. Letizia Campanaro potrebbe essere l'unica rappresentante di "A Sinistra per Chioggia" in consiglio, mentre dalla lista di Barbara Penzo passerebbero Andrea Voltolina (già nel gruppo Udc, ha ricevuto 171 preferenze) e forse Renata Boscolo Chio (143). In casa PD, record di voti (363) per l'animalista Jonatan Montanariello, supportato dai colleghi dell'Actv e del sindacato; al secondo posto, un po' a sorpresa, la giovane avvocato Martina Varagnolo che con 328 suffragi supera di 12 lunghezze Emilia Spagno. Solo quarto si piazza Daniel Tiozzo Fasiolo, nipote d'arte e già presidente del consiglio comunale, con 255 preferenze: evidentemente non ha ottenuto i consensi "ereditari" di chi è abituato a fare campagna per il partito. Più staccati gli ultimi segretari, Valentina Dascanio (245) e Federico Resler (227).

Sul versante fucsia e alleati, con Marcellina Segantin siederà in consiglio per ChioggiaViva il capolista Leo Ranieri (176 voti), mentre non tira aria di riconferma per l'arcinoto Maci Tiozzo Caenazzo, globe-trotter della politica locale, che ha conseguito 139 voti. Forza Italia, quasi pari ai fucsia per numero di consensi, schiera il leader Beniamino Boscolo Capon (195) e Paolo Dal Gesso (110). Il 4.24% è un buon risultato per Fare, il cui capolista Sandro Marangon porta a casa 285 voti, mentre Nicola Pecchie di Fratelli d'Italia (2%) ha visto scrivere 183 il suo nome sulla scheda, ma sarà difficile che torni in consiglio.