«La calle è la festa e il lutto. Il matrimonio, prima che in chiesa, qui è concordato, soppesato e benedetto. La morte ha qui la sua funerea cornice: è spalancato l’uscio della casa dov’è il morto affinché la gente porga l’estremo commiato e il tributo di lacrime e tristezza. La calle abbassa la voce, in segno di rispetto. La calle è l’esercito vociante dei bambini che rumoreggiano e la percorrono da un capo all’altro come una ventata di gagliarda allegria. Il nugolo di monelli che tratteggia con la sua vitale presenza il volto più autentico della contrada. Più in là c’è il canale, e non c’è bimbo che non vi sia caduto: non passa anno senza sventura. “Un fio in aqua!”, è un grido che troppo spesso si sente urlare nelle calli. “Sta’ lontan da l’aqua, sta’ atento a no ‘ndare in aqua!”, è il ritornello che le madri ripetono ai figli appena sono in grado di muoversi lungo le rive».
(Gianni Scarpa, “Chioggia terra fra le acque”, 1994)

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