martedì 4 dicembre 2018

SIGILLI ALLA MOTONAUTICA NORDIO, GLI EX MAGAZZINI DEL SALE AI SALONI RITENUTI PERICOLANTI DAL DEMANIO E VINCOLATI DALLA SOVRINTENDENZA AI BENI STORICI

Un ingente spiegamento di forze dell’ordine questa mattina all’isola Saloni ha eseguito la sentenza del TAR del Veneto di consegna cautelare per supposto pericolo di crollo ai danni delle imprese Motonautica Nordio e Veneta Motori Marini dei fratelli De Guarrini, che occupano da oltre 55 anni gli ex magazzini del sale. L’azione di danno temuto è avvenuta in forza di una richiesta pervenuta dal Demanio, titolare degli stabilimenti, dal momento che gli stessi sono ritenuti a rischio di crollo dopo la visita di un funzionario demaniale, con riflessi sull’incolumità delle persone che vi lavorano; tuttavia l’avvocato dei fratelli Nordio, Pietro Mazzola del foro di Padova, replica asserendo che alcune perizie asseverate in possesso degli occupanti in realtà attestano il contrario, ovvero che il capannone in questione non è in pericolo dal punto di vista statico, specie dopo che gli stessi Nordio avevano fatto eseguire (a proprie spese) complessi lavori di consolidamento, autorizzati dall’amministrazione comunale. Mentre invece, con ogni evidenza, risultano fatiscenti altri immobili distinti dai precedenti, ubicati più a nord, e non più in uso da tempo alla Motonautica Nordio.

La partita giudiziaria si giocherà ora il 20 dicembre, data della prevista sentenza del Consiglio di Stato cui le aziende si erano rivolte in sede di ricorso, ma intanto attorno alle 11 di stamane ai cantieri si sono presentati circa venti agenti fra Carabinieri, Polizia di Stato con il commissario Gagliardi, la Polizia Locale e hanno eseguito il dispositivo, chiudendo le attività e facendosi consegnare le loro chiavi di accesso. In specie per quanto riguarda la motonautica Nordio, mentre nel cantiere permangono merci, motori e barche affidate dai clienti, sono cinque le famiglie ora senza lavoro: quelle dei fratelli Umberto e Pier Luigi, e quelle di tre dipendenti. Le operazioni si sono svolte senza la minima resistenza degli occupanti, dopo un sopralluogo preventivo della Polizia sul finire della scorsa settimana.
L’intera vicenda è complessa e affonda le proprie radici prima del 1963, quando le due imprese nautiche ottennero in locazione gli stabili, inizialmente di proprietà dell’ex Ufficio del Registro (ora Agenzia delle Entrate). Il canone è stato pagato fino a oggi, anche quando la competenza sull’area è passata al Demanio che avrebbe dovuto rilasciare una concessione: la domanda per averla è stata presentata dalla Motonautica Nordio e reiterata per anni, fino a occupare l’edificio senza un titolo, pur continuando a pagare il canone di locazione. Dal 2009 le mura sono soggette a vincolo della Sovrintendenza per i Beni Storici, quattro anni fa era iniziato il percorso del federalismo demaniale, in virtù del quale gli ex magazzini del sale avrebbero dovuto essere ceduti al Comune di Chioggia: la giunta Casson aveva manifestato interesse a rilevarli -tanto più che il Demanio ben volentieri se ne liberava- ma poi l’ente locale ha fatto marcia indietro. La sentenza del TAR, impugnata dai ricorrenti, afferma espressamente che il Comune o la Prefettura si devono far carico di risolvere la situazione, ma l’Ufficio Territoriale di Governo ha disertato la riunione nella quale si sono incontrati allo stesso tavolo, invece, Demanio e Comune (che non ha un progetto per la zona). Che fine faranno ora questi capannoni? E le attività motonautiche dei De Guarrini e dei Nordio? Quella odierna resta comunque una triste pagina per la storia della navigazione in città, specie se dovesse portare a uno stop definitivo a una vicenda familiare di lavoro e prestigio.
Dal canto suo il Comune, secondo le norme nazionali, avrebbe anche potuto acquisire gli ex magazzini, ma in tal caso i vincoli sarebbero stati troppo onerosi da seguire, e non vi è affatto la certezza che le attività coinvolte avrebbero potuto continuare a esercitare. In primis si sarebbero resi necessari lavori da svolgere assieme alla Sovrintendenza, e poi trovare una destinazione diversa alle costruzioni, dal momento che quella d’impresa a vocazione motonautica appare incompatibile coi regolamenti e i sistemi dei beni vincolati. C’erano anche stati, nel frattempo, incontro fra gli occupanti e gli assessori, con ipotesi di percorso per proseguire il lavoro quotidiano anche in caso di proprietà comunale, ma tutto si scontrava con l’obbligo di una destinazione, possibilmente differente. L’alternativa del reperimento di uno spazio non si è presentata da subito facile. Infine i limiti posti dalla magistratura amministrativa, che avrebbero in ogni caso chiesto l’estromissione delle aziende: un limite che molti sperano di veder superato il prossimo 20 dicembre con la sentenza di secondo grado del Consiglio di Stato.

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