
In riferimento a quanto dichiarato alla stampa dall’Ing. Zucchi, titolare di Costa Bioenergie s.r.l., preciso quanto segue: fin dal Consiglio Comunale del settembre 2015 – nel corso del quale è stato approvato un ordine del giorno inteso ad evitare la realizzazione dell’impianto – ho reso noto alla Città di avere incontrato personalmente l’Ing. Zucchi, che mi ha chiesto un colloquio per rappresentarmi l’intenzione di ampliare l’impianto di bunkeraggio già autorizzato a livello ministeriale, al fine di renderlo all’altezza di un Porto degno di questo nome. Si è parlato pure di una parte del deposito da destinarsi a GPL, ed è noto che la propulsione a gas per navi, traghetti e persino unità da diporto è considerata, a livello europeo, una prospettiva da attuarsi nel breve/medio termine per risolvere i problemi ambientali e di costi legati ai carburanti tradizionali, cui sin d’ora si stanno adeguando i porti italiani e la cantieristica navale. Il tutto, con il solo ed unico obiettivo di rifornire le navi del Porto di Chioggia, in un’ottica di piena compatibilità con il Piano Regolatore Portuale ed il Piano Regolatore Generale, che destina un’area di Val da Rio proprio al bunkeraggio.
Nell’occasione, avevo chiesto all’Ing. Zucchi di attivare ogni azione utile affiché fosse possibile concentrare nella zona portuale tutti i depositi di carburante presenti in Città, con particolare riferimento a quelli collocati all’interno del centro storico, del tutto incompatibili con le esigenze di tutela consacrate nella legge speciale per Venezia e Chioggia.
Quanto sostengo non è frutto solo delle mie parole ma viene integralmente confermato dalla stessa Costa Bioenergie s.r.l., che successivamente all’incontro di cui sopra ha formulato istanza al Ministero dello Sviluppo Economico intesa ad ottenere l’”autorizzazione all’ampliamento del deposito costiero di prodotti energetici ad uso commerciale”: risulta chiaro, quindi, come la procedura in questione avesse ad oggetto il mero ”ampliamento” di un deposito già autorizzato, riferibile alla sola attività di bunkeraggio e perfettamente conforme, in quanto tale, sia al PRP che al vigente PRG: è indubitabile, invero, che l'attività di rifornimento delle navi che ormeggiano nel nostro Porto sia essenziale ed immancabile per la vita di un qualsiasi scalo ed anche, quindi, per l'operatività di quello chioggiotto. Ed è ciò che il Comune di Chioggia ha sempre avallato in forza di quanto previsto dalla pianificazione urbanistica vigente.

Ed invero, l’intera procedura svoltasi a livello interministeriale, iniziata nel 2009, ha sempre avuto ad oggetto la realizzazione di un impianto di rifornimento delle navi e – come emerge chiaramente dagli stessi documenti ministeriali – il successivo mero “ampliamento" del deposito già autorizzato, in perfetta coerenza con quanto previsto dal PRP e dal PRG: a conferma di ciò, in tutto il carteggio inviato dal Ministero al Comune di Chioggia si fa sempre riferimento al seguente oggetto: “Procedimento di autorizzazione all’ampliamento del deposito costiero di prodotti energetici ad uso commerciale nel Comune di Chioggia, località Val da Rio”.
A tale proposito, risulta chiaro a tutti che una istanza di semplice “ampliamento” di un manufatto già assentito non possa in alcun modo comportare che, all’esito della procedura, venga autorizzata la realizzazione di un impianto dalle dimensioni e, soprattutto, dalle caratteristiche radicalmente diverse rispetto a quelle originarie: è come se si chiedesse il rilascio di un permesso di costruire per edificare una villetta e, in corso di procedura, formulata una semplice istanza di "ampliamento" della villetta stessa, si pretenda di ottenere un provvedimento con il quale realizzare uno stabilimento industriale di imponenti dimensioni e con finalità radicalmente diverse rispetto a quelle residenziali oggetto del procedimento già instaurato.
Il procedimento interministeriale, quindi, gestito e portato a conclusione come se fosse destinato ad autorizzare un impianto perfettamente compatibile con la pianificazione vigente, aveva finalità del tutto diverse, e cioè la realizzazione di un impianto destinato a rifornire di combustibile non più il solo Porto di Chioggia ma addirittura buona parte del Nord Italia: risulta evidente, al riguardo, come la natura completamente diversa dell'operazione imponesse il radicamento di una procedura nuova e molto più articolata, con il coinvolgimento di altre Amministrazioni, in realtà mai interpellate.
Ed in effetti, il procedimento in esame, così come radicato, comportava uno svolgimento semplificato e non imponeva – in quanto riferito ad un (consentito) impianto di bunkeraggio – il coinvolgimento di Enti i quali, alla luce della vera natura e delle reali finalità dell’intervento in questione, dovevano necessariamente ed obbligatoriamente partecipare alla stessa, essendone prevista la presenza, per legge, al fine di rendere i prescritti pareri: mi riferisco, innanzitutto, alla Commissione per la Salvaguardia di Venezia, trattandosi di opera che non è consentita alla luce di quanto chiaramente disposto dalla legislazione speciale che tutela la laguna veneziana, che prevede l’estromissione dei petroli e dei suoi derivati dalla laguna quale concreto obiettivo di tutela del prezioso e fragile ecosistema lagunare (l. 798/84); mi riferisco, altresì, al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, il cui parere, nell'ipotesi di mutamento della destinazione e della funzionalità di un porto, è obbligatorio: invero, lo scalo chioggiotto, in forza dell'intervento in questione, diverrebbe scalo industriale/petrolifero e perderebbe le caratteristiche di porto commerciale, ciò che non può avvenire se non con l’avallo del predetto Ente.
Il Comune di Chioggia, quindi, si è espresso, come da procedura, in relazione ad una mera richiesta di "ampliamento" di un deposito di bunkeraggio, che, non avendo altra finalità e destinazione che non fosse quella di rifornire le navi, risultava ex se conforme a quanto disposto dal PRP e dal PRG.
Evidente che laddove si fosse radicata una procedura avente un oggetto diverso e corretto ("realizzazione di un impianto di stoccaggio di GPL" piuttosto che "ampliamento del deposito di bunkeraggio già autorizzato"), la condotta del Comune sarebbe stata senz'altro diversa, come dimostrato dalle mille iniziative prese dal sottoscritto al fine di contrastare la realizzazione dell’impianto in questione (ben prima, diversamente da quanto sostiene Zucchi, che avesse inizio la campagna elettorale…)
Si aggiunga che il provvedimento interministeriale che ha autorizzato la realizzazione dell’impianto è stato emesso senza il necessario rilascio – da formalizzarsi obbligatoriamente nel contesto della conferenza di servizi – della concessione demaniale della banchina: incredibile, al riguardo, che lo stesso Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in corso di procedura, abbia ribadito la necessità che fosse attivato, da parte di Costa Bioenergie, il percorso per l’ottenimento della concessione, salvo poi, del tutto inopinatamente ed in modo “schizofrenico”, avallare la conclusione del procedimento pur in difetto del titolo concessorio; inoltre, si è formalizzata la chiusura della procedura senza che si attendesse il verificarsi di una serie di condizioni – tuttora non avveratesi – poste dalla Provincia di Venezia in sede di Valutazione di Impatto Ambientale: ad oggi, in assenza di una variante al Piano Regolatore del Porto, la concessione demaniale non può essere rilasciata e non possono verificarsi le condizioni poste in sede di VIA, strettamente correlate al rilascio della concessione stessa.
L’intera vicenda, quindi, è giunta alla conclusione del solo primo tempo ed il secondo tempo non è ancora iniziato, come peraltro ho evidenziato in più occasioni: ci si deve chiedere, al riguardo, come sia possibile decretare la fine di una partita senza che venga giocato il secondo tempo, e sul punto farà chiarezza chi di dovere. Ritengo, comunque – visto che la partita, a termini di legge, deve ancora concludersi - che vi siano tutte le condizioni per impedire la messa in esercizio dell’impianto, in quanto la variante al PRP non potrà essere licenziata per l’insanabile contrasto con quanto disposto dalla Legge Speciale e, in conseguenza, non vi saranno i presupposti per il rilascio della concessione demaniale della banchina e per il concretizzarsi di quanto richiesto dalla Provincia di Venezia in sede di VIA, proprio in riferimento alla sicurezza della navigazione.
Risulta davvero incredibile che i Ministeri dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture abbiano consentito la conclusione di un procedimento ancora in itinere, senza che venisse effettuato l’esame di tutte le situazioni di rilevanza costituzionale che, per legge, debbono essere valutate al suo interno: ciò, mediante la partecipazione alla conferenza di servizi di Enti che, nella vicenda che ci occupa, non sono stati nemmeno invitati a rendere i prescritti pareri: le fondamentali questioni legate alla sicurezza della navigazione e della popolazione, all’ambiente e alla tutela della Laguna di Venezia – di sicuro rango costituzionale - sono state lasciate fuori dalla porta. Ciò, in barba a quanto disposto dal legislatore, che impone che tutte le relative vicende, per la loro importanza, vengano introdotte e discusse all’interno della conferenza di servizi destinata a licenziare il provvedimento finale.
Non sono in grado di dire, allo stato, se tutto quanto sopra esposto sia stato il frutto di semplici negligenze o di precise volontà: proprio allo scopo di dipanare ogni dubbio al riguardo e per rendere ragione alla Città, in chiave di totale trasparenza, di quanto sinora accaduto, sto personalmente preparando un esposto alla Procura della Repubblica perché venga fatta definitiva chiarezza su eventuali responsabilità.