La proposta descrive nuovi bacini, efficientamento e stoccaggio della risorsa idrica da realizzarsi con una serie di interventi il cui investimento corrisponde a circa 580 milioni di euro. Il piano d’azione, un maxi piano proposto dai Consorzi di Bonifica in collaborazione con la Regione Veneto, è stato presentato dal direttore di ANBI Veneto Silvio Parizzi a Roma.


Gli undici Consorzi hanno candidato 48 progetti per la seconda tranche del PNIISSI, il Piano Nazionale di interventi infrastrutturali e strategici nel settore idrico. Tra queste proposte, 15 riguardano la realizzazione di nuovi invasi. Recependo le indicazioni di ANBI Veneto, la Regione Veneto ha individuato 90 siti adatti per la realizzazione di bacini multifunzione.  I numeri sono pesanti: si parla di più di 48 mila ettari irrigati in più, con un risparmio annuo stimato di 174 milioni di metri cubi d’acqua e un impatto economico che supera i 175 milioni di euro l’anno. Senza contare l’effetto occupazionale, con circa 7.600 posti di lavoro potenziali. Non si tratta solo di acqua ma tali invasi prevedono anche produzione di energia rinnovabile, con un incremento stimato di 8,5 milioni di kWh all’anno grazie a fotovoltaico galleggiante e mini-idroelettrico.Durante l’incontro sono statti descritti i vantaggi di uno dei progetti proposti - riguardante il Consorzio di Bonifica Piave. 

Si tratta del recupero della Cava Sud Est di Montebelluna (TV). L'opera, dal costo di poco più di dieci milioni prevede la riqualificazione ambientale di un sito estrattivo. Da cui si otterebbe un invaso polifunzionale che sarebbe strategico per l'irrigazione, per la produzione energetica, per la sicurezza idraulica, con benefici anche di carattere ambientale come la ricarica della falda. 


A parere del Consorzio di Bonifica Piave in caso di forti eventi meteorologici, la cava fungerebbe da vasca antiallagamento laminando fino a 190.000 metri cubi d'acqua dal reticolo idraulico afferente. Questa infrastruttura permetterebbe inoltre di ricaricare fino a 1,3 milioni di metri cubi d'acqua in falda al mese per sei mesi all'anno, e trattenere 1.000.000 mc riserva irrigua riducendo i prelievi del fiume Piave in ottemperanza alle disposizioni Comunitarie sul Deflusso Ecologico.

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