TESTO DI DANIELE STECCO - Chioggia, 29 aprile 2026
Caro Sindaco,
il punto centrale di questa vicenda continua da lei a essere evitato. Non è in discussione l’importanza di un asilo nido, né la necessità di ampliare i servizi per le famiglie. Quello che contestiamo e che lei continua a non affrontare, è il metodo con cui questa amministrazione ha deciso dove realizzarlo.
Costruire un asilo all’interno di una delle poche aree verdi di Sottomarina è una scelta altamente impattante, che avrebbe richiesto coraggio, trasparenza e soprattutto un confronto pubblico vero con la città. Un confronto che non c’è mai stato.
Quando si trattava di presentare progetti “in pompa magna”, come la cittadella dello sport, opera al momento rimasta sulla carta, le conferenze stampa e gli eventi pubblici non sono mancati. In questo caso, invece, avete scelto il silenzio. Nessuna assemblea pubblica, nessun coinvolgimento dei cittadini, nessun momento di condivisione su una decisione così rilevante solo i passaggi obbligatori per legge per approvare la variazione di bilancio e la modifica urbanistica visto che l’area nel piano comunale era un’area verde pubblico.
Eppure il momento per farlo lo avevate, visto che l’assegnazione dei fondi è avvenuta a metà 2025. Invece avete preferito lavorare in sordina, probabilmente anche a causa delle vostre questioni politiche interne, convinti che la vostra fosse l’unica soluzione possibile. Un confronto aperto avrebbe certamente fatto emergere alternative valide, anche su immobili già di proprietà comunale a Sottomarina.
Quando afferma che il nido servirà ad azzerare le liste d’attesa, dovrebbe anche dire con chiarezza ai giovani e futuri genitori che con ogni probabilità la gestione sarà affidata a privati, perché il Comune non ha i soldi per gestirlo direttamente. Questo significa rette più alte rispetto a un servizio pubblico diretto e quindi quelle famiglie che oggi non possono permettersi un asilo privato continueranno a restare comunque escluse. È corretto dirlo, fino in fondo!!
Respingo inoltre il tentativo di etichettare la minoranza come contraria all’opera. Lo ho sempre detto chiaramente, anche in Consiglio. Non contesto il nido, ma la scelta unilaterale della sua collocazione all’interno di un giardino pubblico.
Anche sul tema ambientale, la sua risposta è al quanto debole, in quanto sostituire alberi adulti con nuove piantine non compensa il danno che lei ha creato. Quante di quelle 18 piante saranno ancora vive tra cinque o dieci anni? I bambini che oggi avrebbero potuto godere dell’ombra degli alberi abbattuti, forse un domani vedranno crescere quelle nuove piante. Ma nel frattempo, il danno resta.
Infine, Sindaco, non è sufficiente richiamare i passaggi formali in commissione o in Consiglio comunale. Su scelte così rilevanti serviva un passo in più coraggioso visto che a lei amava farsi chiamare il Sindaco tra la gente, uscendo quindi dalle stanze istituzionali del potere, incontrando i cittadini, spiegando e ascoltando. Costruire una decisione condivisa.
Se questo fosse avvenuto, oggi non saremmo qui a discutere di chi ha parlato o meno con la città. La responsabilità di questo clima non può essere scaricata sulla minoranza, che ha espresso la propria posizione nei luoghi e nei tempi previsti.
Amministrare significa anche avere il coraggio del confronto e su questo, purtroppo, è mancato.
Ai cittadini va detta tutta la verità e non travisarla a proprio vantaggio.
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