Chioggia - 9 aprile 2026
Siamo con Michele Boscolo Marchi, presidente del Co.Ge.Vo. di Chioggia. Ieri è stata una giornata importante, con la firma di un protocollo d’intesa che coinvolge i Co.Ge.Vo. di Chioggia e Venezia, la Regione Veneto, Veneto Agricoltura e altri enti e istituti del territorio, con l’obiettivo di rilanciare il settore delle vongole lupino.
“Esatto. Ieri mattina ci siamo incontrati a Legnaro, nella sede di Veneto Agricoltura. Erano presenti il direttore Caner, i funzionari Renato Palazzi e Gianluca Fregolent, oltre a rappresentanti del Crea, che è un ente ministeriale, e dell’Università di Ferrara. C’eravamo poi noi, come Co.Ge.Vo. di Chioggia e Co.Ge.Vo. di Venezia: io personalmente e Massimo Pedronetto, nuovo presidente del Co.Ge.Vo. di Venezia.
Abbiamo firmato questo protocollo d’intesa con Veneto Agricoltura, all’interno di un progetto che era stato pensato già da diverso tempo. Si tratta di un intervento da 4 milioni di euro, destinato non soltanto al mondo della pesca in senso stretto, ma a tutto il percorso operativo e scientifico necessario per affrontare il problema.
Da parte nostra c’è molta ambizione, anche perché si tratta di fondi pubblici, risorse FEAMPA, quindi soldi europei, e questo significa che ci sarà la massima attenzione su come verranno impiegati. Non sono soldi distribuiti a pioggia, come qualcuno potrebbe pensare, ma risorse destinate a servizi precisi: ogni impresa di pesca avrà un compito ben definito.
Fra qualche settimana partirà la prima fase. Alcune imbarcazioni usciranno per effettuare un monitoraggio lungo il territorio veneto, così da capire dove intervenire in modo più massiccio con attività di pulizia, ossigenazione, controllo e altre operazioni necessarie. In seguito entreranno in attività anche altre barche, attrezzate in modo diverso rispetto al solito, perché oltre ai monitoraggi e ai campionamenti del seme, sarà effettuato un controllo completo dell’ambiente marino, dalla superficie dell’acqua fino al fondale.
Attraverso l’analisi della colonna d’acqua verranno eseguiti esami sulla qualità dell’acqua, sulla presenza di clorofilla e quindi sulla quantità di nutrimento disponibile. Saranno inoltre effettuati carotaggi per capire se il fondale conserva ancora le caratteristiche adatte alla produzione del nostro mollusco, la vongola di mare, oppure se nel tempo si è modificato.
Su questo progetto ci sono grandi aspettative, perché dopo anni in cui abbiamo registrato problemi di questo tipo, magari distribuiti a macchia di leopardo, oggi vogliamo finalmente capire fino in fondo quali siano le cause di questa devastazione che ha colpito le vongole di mare e i lupini.
Il progetto durerà un anno. Non è un’attività che si esaurisce in poche settimane, ma richiede un periodo lungo di osservazione, controllo e verifica. Solo alla fine potremo valutare i risultati reali. E va detto con chiarezza: questo è uno step, non un progetto fine a se stesso. Se la natura ci darà una mano e se emergeranno riscontri positivi, allora si potrà ragionare su una ripresa delle attività tra un anno, due anni o nei tempi che saranno possibili. In caso contrario, sarà necessario valutare misure diverse, magari anche drastiche, perché oltre a ciò che stiamo facendo ora, molto altro non sarà possibile fare.
Per questo motivo considero molto importante essere arrivati finalmente alla fase operativa. Era un progetto che avevamo elaborato da tempo e che ora, fortunatamente, entra nel vivo. Questo è già di per sé un grande risultato. Adesso incrociamo le dita e speriamo che possa dare risposte concrete.
Naturalmente i problemi non finiscono qui. Le nostre imbarcazioni sono ferme da 19 mesi, considerando anche febbraio, marzo e aprile. Le barche sono attraccate ai moli e ora bisogna rimetterle in efficienza. Da questo punto di vista non ci mancano i meccanici e la manutenzione si può fare. Il problema vero, semmai, riguarda i marinai. Molte imbarcazioni sono composte dal solo armatore e da uno o più marinai, ma con tutto quello che è successo molti oggi non ci sono più. E quindi rischiamo di avere difficoltà nel reperire il personale necessario per tornare in mare.
Anche su questo stiamo cercando di organizzarci. Insieme al presidente di Venezia e ai direttori dei due Co.Ge.Vo. stiamo lavorando a un protocollo, ancora da definire, per fare in modo che, in mancanza di marinai, nessuna attività venga bloccata. Tutte le barche dovranno uscire in mare, anche se con compiti diversi. Ogni battuta di attività durerà otto ore giornaliere e verranno organizzati due turni, A e B.
Chi avrà problemi di equipaggio metterà momentaneamente la barca in disarmo e l’armatore si imbarcherà su un’altra imbarcazione operativa. Il mese successivo si farà il contrario. In questo modo vogliamo creare una forma di collaborazione che permetta di tenere almeno il 50-60% delle imbarcazioni sempre attive, così da garantire il miglior supporto possibile anche ai tecnici e ai ricercatori che saliranno a bordo per controlli, esami, carotaggi e tutte le altre attività previste dal progetto.
Si tratta quindi di un progetto molto interessante e destinato a protrarsi nel tempo. Va anche detto che, dal punto di vista ambientale, oggi la situazione appare diversa rispetto a quella delle primavere del 2023 e del 2024, e in parte anche del 2025, quando gli eventi piovosi sono stati molto intensi e hanno avuto un impatto fortissimo. Oggi, nella primavera 2026, il clima per ora è più regolare e vicino alla normalità stagionale, senza quelle bombe d’acqua che avevano compromesso pesantemente il nostro mare.
E qualcosa, in effetti, sembra muoversi. Lo dico perché appena venti giorni fa abbiamo effettuato un piccolo monitoraggio e in alcune batimetrie dove prima non c’era assolutamente nulla, oggi iniziamo a vedere qualche piccola vongola. Per noi è già un segnale importante: passare dal nulla a intravedere qualcosa significa vedere finalmente un piccolo spiraglio di luce in un tunnel che finora è stato lunghissimo e molto difficile. Anche per questo speriamo che l’ambiente e soprattutto il clima continuino ad aiutarci.
Infine, voglio ringraziare due consiglieri regionali che, attraverso un loro emendamento, hanno messo a disposizione una parte importante delle risorse che avevano a disposizione nei rispettivi ambiti politici. Mi riferisco ad Alessio Morosin della Liga Veneta e a Jonatan Montanariello del Partito Democratico. Complessivamente hanno destinato 185 mila euro direttamente alle imprese. Sono risorse limitate rispetto ai bisogni reali, ma in un momento come questo sono comunque importanti. Per questo li ringrazio personalmente”.



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