Chioggia 17 maggio 2026
Di fronte a immagini come queste, che si mostrano quotidianamente sulla superficie dei canali di Chioggia, qualcuno si chiede se la bandiera che è stata conferita a Chioggia sia blu o invece non sia nera.
L’inquinamento da idrocarburi è uno stillicidio, è quotidiano e ci si chiede se sia possibile che dipenda sempre da “qualcun altro”. Parlava ieri Comparato del telo riportante la scritta “Custodi del mare” messo in bella vista davanti al mercato ittico che ormai da mesi stava ricadendo su se stesso. Senza che nessun pescatore tirasse fuori un poco di orgoglio decidendo di metterlo a posto. Lo hanno messo a posto due ottuagenari che con la pesca forse non hanno avuto a che fare se non a tavola.
Comparato parlava di decoro, di ordine, ma forse non è il cartello a dover essere riportato all’ordine, forse è la categoria che avrebbe bisogno di una pettinata, in quanto, a fronte di tanti pescatori attenti all’ambiente che da loro da vivere, e lavorano cercando di tutelarlo cìè un branco di pirati che se ne frega e questo è il risultato. Idrocarburi sversati quotidianamente in laguna, danneggiando un ambiente fragile che ha già le sue preoccupazioni dettate dai cambiamenti climatici, e dalla conseguente proliferazione di alghe, mucillagini e specie aliene. Ha senso che il cartello custodi dell’Adriatico rimanga ancora affisso. Non è un appellativo che la categoria deve riconquistare? Ripeto, a fronte di tanti pescatori attenti ce ne sono altrettanti di menefreghisti. La qualità dell’acqua del mare - temperatura, mucillagine e tanto altro, ha messo in ginocchio una categoria che da oltre 18 mesi ha smesso di lavorare. I bravi pescatori che sversano in laguna le acque luride e inquinate della propria imbarcazione stanno contribuendo a indebolire i nutrienti peggiorando la qualità dell’acqua mettendo a rischio un ambiente fragile. (MB)
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