«(A Sottomarina) ogni abitazione è isolata; colpisce veder quella successione di campanili, torrette, che sfolgorano, bianche e ignude al sole, contornate al piè da un terreno che sfido pennello fiammingo a riprodurlo come sta nella sua naturale e regolare confusione di stecchi, pannocchie, stuoie, reti, fieno, paglia, scranne, pali, gabbie da polli e da uccelli, vele fatte e disfatte, cani, gatti, bimbi, donne che una con l'altra si pettinano. (...) Le donne di Sottomarina sono le robuste nutrici, le gagliarde viragini dell'antichità, le donne forti. Levàte all'alba, esse approntano tutto in casa e fuori, allestiscono il pranzo, la barca, portano i bimbi e sollevano ancore. Insomma fanno tutto, anco la regata».
(Luigia Codemo di Gerstenbrand, "Chioggia e Schio: studietti autunnali", 1872)

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