Chioggia, 29 maggio 2026
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"È stato deciso di fermarsi da lunedì, alla luce dei quattro punti principali portati alla discussione - afferma Elio Dall'Acqua, storico armatore -. Il primo riguarda il credito d’imposta: sono tre mesi che lo sollecitiamo, ma non sappiamo ancora quando usciranno i codici. Abbiamo chiesto anche di prorogarlo, possibilmente fino alla fine dell’anno, ma al momento non abbiamo ricevuto risposte concrete.
Abbiamo poi chiesto, come ci era stato promesso, il pagamento dei fondi relativi al fermo pesca degli anni arretrati, ma anche su questo non ci sono ancora novità. Lo stesso vale per altri contributi attesi dal settore.
A livello nazionale sembra si pensi che i pescatori possano continuare ad andare in mare con il gasolio a 1,35 euro al litro e riuscire comunque a guadagnare. Ma non è così. Per questo abbiamo deciso che da lunedì resteremo a casa. Non solo noi: anche le altre marinerie presenti oggi alla riunione hanno espresso la stessa intenzione.
Non sarà uno sciopero in senso stretto, ma un atto dimostrativo nei confronti del Governo. Le promesse che ci sono state fatte per iscritto devono essere rispettate. Non vogliamo più essere presi in giro.
Faremo eventualmente una manifestazione, un passaggio in piazza e al mercato ittico, per far vedere che ci siamo e per esprimere tutto il nostro malcontento verso il Governo nazionale. Poi, a fine settimana, valuteremo gli sviluppi.
Sappiamo che il giorno 3 è prevista una riunione importante a Roma per discutere eventuali contributi o ulteriori misure per il settore. Attendiamo di capire cosa succederà.
Questa non è solo una questione che riguarda gli armatori, ma anche e soprattutto i marinai. Gli armatori, in qualche modo, possono anche aver messo da parte qualcosa; i marinai, invece, sono quelli più esposti. Ci sono già barche ferme perché non riescono più a garantire il minimo ai lavoratori.
I sindacati fanno il loro lavoro nel tutelare i marinai, ed è giusto così. Ma non è colpa nostra se, con il caro gasolio, non riusciamo più a coprire le spese. Le uscite superano gli incassi: gasolio, casse, forniture e tutto ciò che serve per armare una barca è aumentato di oltre il 30%. In queste condizioni non si può andare avanti.
Anche i marinai si lamentano. Siamo arrivati a un punto limite.
Per quanto riguarda il fermo pesca 2024, è uscita la graduatoria, ma non sappiamo quando verranno erogati i fondi. La graduatoria sarà seguita da ulteriori passaggi e, vista anche la situazione di crisi a Roma, non credo che i soldi arriveranno entro fine anno. Spero di sbagliarmi, ma al momento la prospettiva è questa.
Alla riunione erano presenti quasi tutte le marinerie. Alcune realtà, come Goro, hanno già manifestato l’intenzione di fermarsi. Ora contatteremo anche Rimini, Cesenatico, Porto Garibaldi, Ancona, San Benedetto e le altre marinerie, perché anche loro vogliono manifestare.
Il segnale parte da Chioggia, una delle marinerie più importanti d’Italia, e da qui l’obiettivo è coinvolgere tutto l’Adriatico, almeno l’alto Adriatico, per far vedere il nostro malcontento e l’impossibilità di continuare a lavorare in queste condizioni.
Noi vogliamo soltanto lavorare, ma in questa maniera non si può più andare avanti: le spese ormai coprono completamente il guadagno.
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