venerdì 27 aprile 2018

SETTE DEI MIGRANTI ESPULSI DAL BRAGOSSO TORNANO SOTTO LA TETTOIA

Non c'è pace per sette dei quindici richiedenti asilo che, "sfrattati" dall'ex ristorante Al Bragosso dov'erano alloggiati, in seguito alla perdita dei diritti all'accoglienza (per via della rissa causata lo scorso dicembre nella struttura) sono rimasti letteralmente in mezzo a una strada. Dopo aver trascorso la notte al centro civico di Cavana, grazie all'ospitalità del locale comitato, nelle ore più calde di questa giornata si sono piazzati di nuovo sotto la tettoia esterna al Bragosso, dove già avevano trascorso il giorno immediatamente successivo allo sgombero. La rete Chioggia Accoglie continua ad attivarsi per garantire loro una sistemazione ancorché provvisoria, specie per la prossima notte, senza escludere l'eventualità di un nuovo bivacco (complici le condizioni meteo non ostili).
Intanto il consigliere comunale leghista Marco Dolfin spara a zero contro la decisione di concedere loro il centro civico di Cavana, la scorsa notte, su richiesta della Caritas diocesana: «Nessuno ha autorizzato il presidente Valeriano Sega, l'immobile è gestito per conto del Comune, non è attrezzato a ospitare nessuno». L'esponente della Lega chiederà la revoca della concessione del centro al comitato Amici di Cavana: «Non può decidere don Marino Callegari, allora ognuno che si trova senza casa può bussare e chiedere di essere ospitato? E se fosse caduto il tetto, chi ne avrebbe risposto: il Comune o il comitato?».
La replica della rete Chioggia Accoglie: "Si tratta di sette persone - si legge in una nota - a cui va trovata una soluzione che permetta di non condannare loro ad una situazione di perenne irregolarità che, inevitabilmente, rischia di appesantire ancor più la loro già complicata situazione o ancor peggio può solo consegnarli nelle mani della criminalità. È questo l'importante nesso che dovrebbe essere compreso, anche da chi ha tanto a cuore l'argomento sicurezza, ma che si limita però solo a parlare per slogan senza proporre concreti e percorribili percorsi di gestione delle criticità". Un concetto, continua il comunicato, che "dovrebbe essere altrettanto ben chiaro anche a chi in questi giorni si è considerato nella vicenda, se pur con ruolo di governo, semplice spettatore impossibilitato ad intervenire". Dal canto suo, Chioggia Accoglie "tra l'umanità e la barbarie continuiamo scegliere l'umanità. Pertanto chiediamo supporto e disponibilità di locali dove poter ospitare queste sette persone lo stretto tempo necessario a trovare una soluzione che li tenga lontani dalla strada, fosse anche un progetto di rientro volontario assistito nel loro paese di origine".

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