sabato 9 febbraio 2019

GIANFRANCO TIOZZO NETTI E IL PERICOLO PER LA RAREFAZIONE DEL DIALETTO

«I giovani che verranno parleranno senza alcuna inflessione dialettale, capiranno quel che diremo noi anziani, ma non avranno la capacità di pronunciare bene le nostre parole, le azzopperanno cambiando gli accenti, rendendo anonima la loro parlata. Sarà come un vino con l'aggiunta di acqua, un cibo senza la giusta dose di sale. Mancherà il salmastro della nostra aria, sparirà la genuinità del nostro conversare, il voler sparagnare anche con le parole. Per ora non serve, finché nelle famiglie ci saranno i nonni che terranno alto il vessillo del dialetto, formando lo zoccolo duro ben radicato profondamente. Mi consola il fatto che i giovani nostrani, come tutti i veneti, all'infuori dalla scuola ci tengono ad esprimersi con la lingua degli avi».

(Gianfranco Tiozzo Netti, "Come dolce canto - Parole e modi di dire di Sottomarina", 2018)

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