martedì 22 marzo 2022

L'AUMENTO DEI CONTAGI NON È DOVUTO AGLI ARRIVI DI PROFUGHI DALLE ZONE DI GUERRA


Secondo il direttore sanitario della ULSS  3 Serenissima, Giovanni Carretta, siamo di fronte ad una discreta ripresa dei contagi che riguarda in particolare le fasce giovani e la fascia delle persone più anziane.

La ripresa dei contagi in questo momento non va a pesare sul lavoro all’interno degli ospedali, questo grazie al  vaccino.

Si pensa però che sarà nelle prossime settimane una vera ripresa dei contagi e a una conseguente crescita dei ricoveri fino all’avvento delle temperature della tarda primavera/estate che porterà a un abbassamento della curva. 

La variante che ora sta prendendo piede è la Omicron 2 alla quale è dovuto il 35-40% dei contagi. Le nuove varianti sono più contagiose ma meno aggressive di quelle che le hanno precedute. Questo è un motivo per cui gli ospedali non sono sotto pressione.

Il numero dei casi gravi, ricoverati nei reparti di terapia intensiva è basso, numerosi invece i ricoveri nelle terapie ordinarie.

Se prima i reparti Covid degli ospedali avevano diminuito i posti letto ora si sta pensando di potenziarli a seconda del progredire del numero dei contagi. 

Come ha voluto ribadire il direttore sanitario, la crescita dei contagi è dovuta alla diffusione del virus e alle nuove varianti e non all’arrivo di profughi provenienti dalle aree del conflitto russo-ucraino. Tra questi la percentuale dei contagi è inferiore alla percentuale a quella registrata nel territorio. 

Un punto, questo, su cui ha voluto dare conferma anche il direttore del Servizio Igiene e Sanità Pubblica, il dottor Vittorio Selle, il quale afferma che le condizioni sanitarie di queste persone ora è in fase di verifica. Per quanto riguarda il percorso vaccinale di questa parte di popolazione attuale, si devono ancora comprendere le motivazioni della scarsa adesione alla campagna vaccinale nella loro Patria.

L’età media di chi è arrivato in Italia è di 16 anni, d’altronde i maschi in età di leva sono al fronte, 30 anni per le donne. Non è solo il percorso vaccinale contro il Covid quello che dovrebbero affrontare ma anche quello verso i vaccini definiti ormai normali


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